Vincenzo Boni, una laurea in Culture Digitali ed una lettera a “Charcot Marie Tooth”

 

Una medaglia di bronzo ai Giochi Paralimpici di Rio nel 2016, una Laurea in culture digitali della comunicazione nel 2018. Due su due gli obiettivi prefissati e raggiunti dall’ azzurro ed oggi anche Dottore Vincenzo Boni.

Il trentenne di Napoli ha elaborato la tesi incentrata sulla “Relazione tra Sport e Disabilità ”, un tema a lui familiare sia per la passione per il nuoto paralimpico che per la sua malattia che oggi con coraggio, determinazione e dignità ha voluto mettere su carta.

Parole forti che ritroviamo non solo sulla sua Tesi di Laurea, ma anche su una lettera scritta volutamente a mano arrivata in finale ad un concorso Nazionale promosso dal Comitato Italiano Paralimpico.

Un mondo, quello di Vincenzo che si intreccia e si incastra alla perfezione, proprio come tasselli di un puzzle, la letteratura con la poesia, lo sport con la cultura e comunicazione.

Perché lui sa comunicare, ogni evento importante viene fermato, fotografato e accuratamente spiegato, attraverso una didascalia o un commento audio.

Dopo Rio Vincenzo ha trasformato in missione la sua passione per l’agonismo, tant’è che oggi ricopre il ruolo di Ambasciatore Paralimpico, promuove il movimento paralimpico parlando a cuore aperto agli alunni delle scuole medie e superiori. Questa rimane per lui una delle più grandi gratificazioni, forse più delle medaglie stesse, la conoscenza della verità sul mondo della disabilità e tutto ciò che ruota attorno. “ Noi atleti al di là dei risultati agonistici – afferma Boni – siamo i testimonial di una rivoluzione culturale”.

Lo stesso “sistema” di comunicazione lo ha utilizzato per scrivere alla Signora “ Charcot Marie Tooth”, la sua malattia.

 

LA LETTERA

 

“ Ciao BASTARDA,

già, bastarda e lascio a te la libera interpretazione del termine, ma non potrà che essere qualcosa di spregiativo. Dalle mie parti con questo termine si indica anche chi non ha genitori, ed in effetti questa cosa ti si addice molto. Anche tu sei orfana, di padre, di madre, di tutto, ma a quanto pare a te la cosa non pesa affatto. Paradossale, ma oltre che bastarda hai la fortuna di essere la capostipite di una nuova famiglia, con me il tuo primo ed unico figlio, bella famiglia di mer**, mi verrebbe da dire.

 

Hai deciso di adottarmi 24 anni fa, quando io di anni ne avevo solo 6, in un modo meschino tra l’altro, privandomi della spensieratezza che contraddistingue un bambino a quella età, rendendo tutto in salita in quegli anni dove bisogna piangere solo perché si è sbucciati le ginocchia, e non mentre senti un ago che ti perfora la schiena. È poco dopo questo episodio che io e te ci siamo conosciuti, Charcot Marie Tooth ti chiamavi, ma per me eri e sarai la bastarda!

 

Il primo caso nella mia famiglia, prima di me nessuno aveva avuto il dispiacere di incontrarti “ca**o ci vuole cu**”, ho iniziato a pensare anni dopo, quando ti maledivo mentre cominciavo ad avere più coscienza di cosa mi avessi privato.. e sono state tante le volte in cui ti ho maledetto, non hai minimamente idea di quante volte ho imprecato contro di te, fino ad addormentarmi… piangendo… mentre ti maledicevo.

 

Grazie” a te ho imparato fin da piccolo cosa vuol dire essere guardato con occhi diversi, a sentir mormorare gli altri che evidenziavano ciò che avevo di diverso rispetto a loro, e sapevo bene che nessuno poteva far nulla per affievolire il mio malessere, così come fanno i pugili, incassavo e portavo a casa, e incassa oggi, incassa domani, imparai a creare la mia corazza.

Forse era tutto scritto da qualche parte che io e te dovessimo incontrarci, nel destino, nelle stelle, chi sa, ma dopo 24 anni posso dire che forse qualcosa di buono sei riuscita a fare… senza te non sarei ciò che sono adesso.

Hai reso la mia visione delle cose totalmente diversa rispetto a quella degli altri, i valori, il modo di vedere il mondo, non sono quelli di un ragazzo “normale”, ne sono consapevole, ma soprattutto sai bastarda, se oggi ho qualcosa da raccontare, se agli occhi degli altri sono una persona interessante per ciò che faccio e per come lo faccio, credo che questo sia frutto degli insegnamenti da te impartiti, già, perchè volente o nolente qualcosa me l’hai insegnato, e non so dirti se ora son più le cose a cui ho rinunciato a causa tua, o quelle che ho conquistato da quando sei con me, ma fatto sta  che per il resto della mia vita sarai tu a condizionare le mie scelte, i miei pensieri e la mia quotidianità.

Ho realizzato gran parte dei miei sogni, visitato luoghi e sentito profumi che pensavo irraggiungibili e inimmaginabili, e questo mi costa ammetterlo, ma lo devo a te. Sia chiaro bastarda non ti sto ringraziando per aver scelto me, questo non accadrà mai, ma che negli ultimi anni ce l’abbia un po’ meno con te, si, questo posso dirtelo “.

 

 

LA LAUREA ed i RINGRAZIAMENTI

Durante l’intero percorso accademico ho potuto contare sull’ appoggio dei miei genitori in qualsiasi istante, in particolar modo nei momenti in cui lo stesso ha subito frenate. Loro ci sono sempre stati e sempre mi hanno sostenuto, quindi questo traguardo va dedicato principalmente a loro – dice Vincenzo Boni - Grazie al Comitato Italiano Paralimpico nella persona del Presidente Luca Pancalli che credendo nel valore dell’istruzione quanto in quello dello sport, si è speso in prima persona per la realizzazione di protocolli d’intesa per il sostegno alle carriere universitarie degli atleti di alto livello.

 

Grazie alla Federazione Italiana Nuoto Paralimpico, la mia Federazione, una grande famiglia, anch’essa sempre attenta ai bisogni di noi atleti e sempre pronta a sostenermi. Grazie al Segretario Generale Franco Riccobello che pazientemente ha saputo ascoltare e comprendere appieno i miei sfoghi e le mie preoccupazioni sapendomi consigliare e motivandomi ancora di più, grazie anche al CT Riccardo Vernole e a tutto lo Staff Tecnico Nazionale per avermi incoraggiato.

 

Ma il mio Grazie particolare – conclude  Boni - va al Presidente Roberto Valori a cui probabilmente interessano più i miei risultati accademici che quelli sportivi, e questo fa capire quanto deve essere importante per un atleta la realizzazione della propria persona non solo nell’ ambito sportivo “.