Mondiali Londra, una finale da cinema: Simone Barlaam è oro e record del Mondo nei 50 stile libero


Non finisce di stupire questa Italia immensa e non finisce di collezionare medaglie Simone Barlaam, facendo brillare d’oro l’ultima giornata di Mondiali all’Aquatics Centre di Londra.

Il diciottenne atleta della Polha Varese mette in valigia la quarta medaglia d’oro della rassegna iridata vincendo i 50 stile libero S9 in 24”00, tempo che gli vale nuovo Record del Mondo. Alle sue spalle il russo Tarasov (25”14) e poi di nuovo Italia l’azzurro Simone Ciulli (26”04).

L'INTERVISTA


Non c’è nulla che si improvvisi, nulla che arrivi per caso, nulla regalato dalla fortuna. Una cosa così - una gara perfetta: la medaglia d’oro, il record del mondo - la si prepara, la si sogna, la si costruisce, la si vive. Simone Barlaam sorride e ha mille motivi per farlo, Simone Barlaam sorride mentre parla e racconta. <Perché Londra è magia, Londra è mondo, Londra è il casino più bello che ci sia: quello dei miei genitori, arrivati qui e non si sarebbero persi il mio Mondiale per nessun motivo>. E forse è proprio quello sguardo, lo sguardo della sua famiglia, che Simone ha cercato dopo aver toccato il bordo di quella piscina e insieme la cima del mondo. <Pensate che mamma e papà avevano preso i biglietti per la Malesia, e due giorni dopo hanno spostato la sede dei Mondiali qui a Londra. Alla fine hanno deciso di andare comunque in Malesia per una vacanza, e poi sono venuti qui: loro ci sono sempre, con una vicinanza che annulla le distanze anche con le esigenze lavorative di una famiglia che vive in giro per il mondo>.

Vicinanza, ecco la parola che spiega tutto: la vicinanza di una famiglia (anzi di due), la vicinanza degli amici e dei compagni. <Due famiglie - racconta Barlaam - perché ho fatto il quarto anno del liceo in Australia, a Castle Hill vicino a Sidney: lì ho una seconda famiglia alla quale sono legatissimo e che ora, spero prestissimo, tornerò a trovare. E poi, i compagni: perché noi prima di essere una Nazionale siamo un gruppo di amici, amici veri>. Ecco, quella che pare essere una frase fatta e che invece è la realtà più vera, una realtà che capisci in pieno una volta che hai la fortuna di passare qualche giorno con questi ragazzi. <Vi inviterei ad uno dei nostri raduni, a uno dei nostri ritiri, a una delle nostre gare: tocchereste con mano quello che c’è, quello che tra noi si è creato. E capireste che no, il nuoto non è uno sport individuale come tutti pensano: il nuoto è uno sport di squadra, anzi è uno sport di famiglia>.

E a proposito di parole, eccone una che torna spesso e spesso si ripete: la parola famiglia. <E già, perché in realtà ce n’è una terza di famiglia: quella della PolHa, qui a Londra siamo in tanti e il nostro spirito di squadra è fortissimo. Cementato. Questo, questi rapporti, questi legami: ecco cosa mi ha dato il nuoto, prima delle medaglie e dei record>.

Intanto, però, il record e la medaglia sono arrivati: <Nel teatro più bello, in un Paese che ha una cultura Paralimpica avanti anni luce rispetto a tutti gli altri: l’Inghilterra ha da insegnare, in termini di seguito e di normalità. Gli atleti paralimpici qui sono delle celebrità, sono dei testimonial, sono dei portatori di valori e e di messaggi positivi e forti. Basta guardarsi attorno, basta prendere la “Tube” (la metropolitana londinese ndr) e vedere tutte le stazioni tappezzate con i volti degli atleti inglesi e lo slogan “Venite ad ammirare l’impossibile”. Loro l’hanno capito, loro hanno capito tutto più degli altri e prima degli altri: su Channel 4 ci sono tutte le gare in diretta, la gente ha fatto la fila per comprare i biglietti, nessuno si sognerebbe mai di guardare un atleta paralimpico con compassione. No, qui un atleta paralimpico è un atleta: e basta>.

(F.C)