Pallanuoto, l’intervista al Presidente della CW Pisa e organizzatore della Final Four Paolo Bonacci

Intervista a Paolo Bonacci, presidente e allenatore della società toscana Crazy Waves, che ha ospitato la Final Four di Coppa Italia di pallanuoto Paralimpica, a Livorno.

 

Paolo, potresti raccontarci della Coppa Italia di pallanuoto paralimpica che hai organizzato? Quali sono stati momenti salienti dell'evento? 

I momenti salienti sono state le partite delle squadre di vertice: la finale e le semifinali con la  S.S. Lazio e la Water Sports Napoli Lions. Si è visto tutto lo spettacolo che la pallanuoto paralimpica sa offrire. Un plauso  alla mia squadra, la Crazy Waves Pisa, che è stata presente in qualità di società organizzatrice, per l’impegno e la serenità con cui ha partecipato alla manifestazione. Un momento molto bello, che ha entusiasmato gli spettatori, è stata  la dimostrazione di nuoto artistico  delle ragazze della Livorno Aquatics. Un mix di eleganza, coordinazione, impegno atletico, emozioni. Un omaggio all’acqua.

 

L’impianto Camalich di Livorno è diventato un luogo importante per lo sport paralimpico. Puoi condividere con noi come vi siete trovati voi e gli atleti, gareggiando in questo impianto?

La città di Livorno, la società Livorno Aquatics e il Gug toscano hanno sempre dimostrato sensibilità e concreta disponibilità  nei confronti di nuoto e pallanuoto paralimpici. Non smetterò mai di ringraziarli. Mettere a disposizione un impianto di 50 metri con una profondità 2 metri, vuol dire innanzitutto chiedere un sacrificio alla propria utenza e magari a qualche atleta agonista . Noi che nel paralimpico combattiamo ogni anno per trovare corsie e spazi, dovremmo avere il massimo rispetto quando ci viene offerta la disponibilità per organizzare le nostre manifestazioni. Mi fa piacere ringraziare almeno alcuni fra i tanti che si sono adoperati per noi: Stefano Franceschi e Luca Boldrini di Livorno Aquatics, il sindaco Luca Salvetti, la vice sindaco Libera Camici e la dott.ssa  Galatolo e il dott. Bani del Comune di Livorno, Giuseppe Sorgente e Leonardo Ceccarelli della Fin, per gli arbitraggi e le giurie.

 

Hai organizzato l'Andata del Girone nord del Campionato Italiano di Serie "A" e la Coppa Italia di pallanuoto paralimpica a Livorno. Quali sono state le sfide principali nell'organizzare un evento di questa portata? Come hai gestito le difficoltà? Cosa c’è dietro le quinte?

La sfida principale per la Coppa Italia è stata il tempo. Abbiamo dato la disponibilità ad organizzare questo evento all’ultimo momento, alla seconda ‘chiamata’ da parte della Federazione, perché Asd Crazy Waves è un’associata.  Un pezzo, seppur piccolo, di una Federazione che dal 2010, anno dopo anno, ha costruito tantissimo per le persone con disabilità e, negli ultimi anni, è riuscita a far decollare definitivamente la disciplina della pallanuoto. E poi lo sport paralimpico, e la pallanuoto in particolare, sono anche promozione sul territorio, per poter offrire a quante più persone possibili l’opportunità di vivere impegno e emozioni. Un punto, quello dell’apertura a tutti ma veicolando sempre sul territorio il messaggio paralimpico, richiamato anche da Laura Perego e su cui, in Toscana, credo stiamo facendo un ottimo lavoro in tutte le discipline. Tornando al focus della domanda, i tempi ristretti non son stati sicuramente dalla nostra parte. Se qualcosa non è stato perfetto nella logistica ci scusiamo con atleti e società.

 

L’organizzazione dei dettagli è spesso una parte critica nell'organizzazione di eventi sportivi. Quali sono state le difficoltà più grandi nell'organizzare la Final Four della Coppa Italia in così pochi giorni?

Le difficoltà sono quelle dell’organizzazione di qualsiasi manifestazione con un numero cospicuo di atleti. Quindi reperire alberghi, essere pronti al servizio di transfer, coordinarsi anche per  pranzi e cene. Le società hanno collaborato, così come nell’organizzazione del girone ad aprile, in maniera impeccabile. In ogni frangente ci sono venute incontro e l’elasticità della ‘struttura’ Camalich ha fatto io resto. Sembrano cose banali ma spesso sono i dettagli che  possono evitare delle difficoltà agli atleti. Anche raggiungere una pizzeria alle nove di sera in carrozzina può rappresentare una difficoltà. Speriamo che le società partecipanti siano rimaste soddisfatte perché ci siamo impegnati al massimo. E ammettiamo che quando la delegata regionale FINP Eleonora Bologna, ci ha chiesto di organizzare anche i prossimi campionati regionali di nuoto a Lucca per un attimo abbiamo tentennato. Ma anche in questo caso abbiamo dato disponibilità alla Federazione.

 

Ricopri due ruoli importanti nell'ambito della  pallanuoto paralimpica: presidente e tecnico della Crazy Waves di Pisa. contemporaneamente sei stato anche organizzatore di questi due eventi sopra citati.  Tra queste tre funzioni, quale ritieni sia la più complicata da gestire e come riesci a bilanciarle?

Senza dubbio la presidenza, perché per quanto siamo una società minuscola, gli adempimenti e le regole da rispettare sono quelle di una società grossa. Da una parte ci sono adempimenti e regole, a volte burocrazia, dall’altra c’è quello che per tante associazioni, società e squadre del paralimpico è il problema principale. Ovvero  reperire gli spazi acqua perché sono quelli che, al di là del livello di partecipazioni a manifestazioni nazionali o regionali di pallanuoto o nuoto, con  cui le società danno la possibilità di praticare attività motoria con i propri tesserati. Che poi partecipino a un regionale o ad un assoluto o a una Final Six, trovare spazi acqua è imprescindibile per l’atleta che vuole semplicemente fare attività motoria o che vuole provare a vivere le emozioni che la Federazione offre nell’agonismo. È una difficoltà enorme che supera di gran lunga quella di organizzare qualsiasi evento .

C’è un problema di costi, di spazi , un problema di disponibilità che nel caso della pallanuoto, come sanno tutti quelli che se ne occupano a prescindere dal paralimpico, è pesantissimo. Per allenarsi, servono almeno tre o quattro corsie e per i gestori è comprensibile che ci siano difficoltà ad individuare tali spazi. Come dicevo prima, ritagliare spazi per tutte le  attività ma in particolare per la pallanuoto richiede comprimere le proprie. Ma ci sono anche le esigenze, come nel caso di Crazy Waves, degli atleti ipo e non vedenti del nuoto che richiedono una particolare gestione delle corsie. Sicuramente il ruolo di presidente è quello più delicato, che richiede più impegno, pazienza e la capacità di far comprendere le necessità di tesserati e atleti, ai gestori e alle istituzioni che abbiano la pazienza di sedersi intorno a un tavolo. Perché come tutti sappiamo, l’acqua offre tantissimo ai nostri bambini, ragazzi e adulti ma tener conto di tutte le particolarità, richiede tanta concretezza. Altrimenti, la parola inclusione resta appunto una bella parola.

 

Parlando della tua squadra di Pisa, la Crazy Waves, come valuti la prestazione della squadra nella Final Four ? Ci sono stati momenti particolarmente emozionanti o sfide significative da superare?

Sapevamo che saremmo andati incontro a delle sconfitte pesanti. È giusto perché siamo in una Federazione ed il livello è agonistico. Dobbiamo migliorare tanto perché il gap tecnico e atletico è notevole. C’è la soddisfazione dell’impegno dei ragazzi. E’ il compito delicato dello sport paralimpico, quello di aumentare il livello tecnico agonistico ma senza scordarsi delle persone con maggior difficoltà, con uno svantaggio fisico più importante. Quindi crescere nelle prestazioni ma senza mai dimenticare il piano della promozione. Perché il ‘paralimpico’ deve essere, anche e sempre, partecipazione.

 

Simone Basti ha vinto il premio fair play nella Final Four. Puoi raccontarci di più sulla sua prestazione e su come si è distinto per il fair play nell'evento?

 Simone è il nostro primo atleta, quello con maggiore anzianità di servizio. Lui nel nuoto si è conquistato  l’accesso ai campionati assoluti. Spesso è capace di prestazioni di tutto rispetto. Ma quando  la pallanuoto chiama è sempre disponibile e di una correttezza esemplare. Come un altro Simone toscano che non si risparmia mai in acqua, sia in gara che negli eventi di promozione.

 

Obiettivi futuri per te e per la squadra? Il podio del prossimo anno?

Il podio del prossimo anno sarà ancora delle squadre più forti, con gli allenatori migliori e con le società più attrezzate. Noi cercheremo di migliorare, l’impegno c’è e ci sarà sempre. Soprattutto con l’obiettivo parallelo di portare sempre nuove persone a partecipare e poi scegliere il livello d’impegno che vogliono mettere ed il livello di manifestazione a cui ambiscono. Credo che questo sia uno dei compiti del mondo paralimpico, portare avanti da una parte anche l’ottimizzazione delle prestazione, perché ripeto, siamo in una Federazione e siamo anche agonisti, ma senza dimenticare che il paralimpico è partecipazione e inclusione, quindi bisogna promuoverlo sempre di più.